
di Pasquale Supino
“Comunque vada sarà un successo” canticchiava, qualche anno fa, Tommaso Zanello, in arte Piotta. Lo stesso motivetto, ormai da decenni, accompagna ogni risultato elettorale, in ossequio alla nobile tradizione tutta Italia di trasformare sconfitte in vittorie, tracolli in trionfi e disfatte in apoteosi.
Volendo, una volta per tutte, provare ad eliminare questo malvezzo nostrano, pur consapevoli della nostra pochezza, ci prendiamo l’ardire di compilare un super pagellone post elettorale, per mettere in risalto chi esce a testa alta da queste elezioni e chi, invece, è stato miserabilmente sconfitto.
Voto 10 a Renzo Bossi. Figlio dell’Umbert, fiero del diploma conseguito al terzo tentativo, privo di qualsivoglia conoscenza politica e, quindi, candidato alle regionali della Lombardia, è stato il più votato della Lega in provincia di Brescia. Un inno alla gioia, una speranza per tutti gli italiani: ce l’ha fatta lui? Ma allora ce la posso fare anch’io!
Voto 9 a Silvio Berlusconi. Ora è sul Tg1, dopo un minuto su Sky Tg24, passa mezz’ora ed eccolo spuntare a Tele Ariccia, giusto un attimo di tregua e rieccolo a Studio Aperto. Prima di cena, una bella chiacchierata con Emilio Fede e, dulcis in fundo, una intervista-monstre al giornale radio. Una campagna elettorale così martellante non si vedeva da anni, ma, ancora una volta, ha avuto ragione lui. Il Governo del non-fare, dei Cosentino e dei Calderoli è nuovamente riuscito a foderare di prosciutto gli occhi degli italiani, che, incuranti dello sfascio in cui versa la nostra povera patria (che, ricordiamo, negli ultimi 9 anni è stata governata per 7 dal centrodestra), hanno continuato a dare fiducia al “partito dell’amore” (sic!) e al suo capo. Auguri.
Voto 8 alla Lega Nord. Doppia il PDL al nord-est, aumenta i consensi in tutte le regioni in cui ha presentato le proprie liste, vince in Veneto (successo scontato) e in Piemonte, spodestando una Mercedes Bresso che sembrava inarrivabile. In molti parlano di una nuova Democrazia Cristiana: ce lo auguriamo vivamente, soprattutto per la fine che ha fatto la “balena bianca”.
Voto 7 alle genialate di Fabrizio Cicchitto. Ma quante ne caccia? Sentite la sua ultima dichiarazione: “Il voto per Polverini - se ad esempio c’è aggiunto a fianco il nome di De Lillo, tra i più noti esponenti del Pdl a Roma – è un voto valido, perché l’intenzione di voto è chiara”. In pratica, a suo parere, se si scrive sulla scheda elettorale in nome di una persona che non è candidata, il voto, in barba a tutte le norme, non andrebbe annullato. E’ un po’ come se io scrivessi P2 e il presidente di seggio, capita la mia intenzione di voto, attribuisse una preferenza a Cicchitto.
Voto 6 ad Antonio Di Pietro. L’IdV non decolla e non precipita, ottiene un buon risultato, ma poteva fare molto meglio. La Lega, pur essendo radicata solo al nord, ha il doppio dei consensi del partito del gabbiano. Per le prossime votazioni, ci permettiamo di consigliare a Di Pietro di candidare persone più legate al territorio, condizione imprescindibile per ben figurare alle elezioni amministrative (mentre, com’è ovvio, per le politiche e le europee è opportuno puntare su nomi di maggior peso).
Voto 5 a Pierluigi Bersani. Salva il partito dalla debacle, tuttavia compie alcune scelte che, già da tempo, sono risultate incomprensibili e autolesioniste. Che speranze aveva Agazio Loiero di vincere in Calabria? E in Veneto non si poteva trovare un candidato più conosciuto? E Paola Binetti, ma quando volevi deciderti a cacciarla? Se n’è dovuta andare lei, altrimenti l’avremmo ancora tra i piedi.
Voto 4 a Vincenzo De Luca. Capiamoci: lui ce l’ha messa tutta per salvare il salvabile, per evitare che la baracca, già molto diroccata, finisse di sfasciarsi. Però gli elettori non l’hanno premiato, prende una bella scoppola in buona parte della Campania (zone cilentane comprese) e viene staccato di oltre dieci punti dall’anonimo Stefano Caldoro. Certo, il distacco qualche tempo fa era ancora maggiore, ma il suo apporto è stato davvero modesto e il fatto che abbia preso più voti delle liste che lo sostengono è soltanto una magrissima consolazione.
Voto 3 a Mercedes Bresso. Contro tutti i pronostici, riesce nella titanica impresa di perdere in Piemonte nonostante l’azzardata alleanza con l’UDC. A spoglio concluso, invece di cospargersi il capo di cenere e congratularsi con il suo avversario, si traveste da Silvio Berlusconi e inizia a blaterare “chiederemo di ricontare i voti, faremo ricorso”. Per la serie: piccoli Berlusconi crescono.
Voto 2 a Giuseppe Bortolussi. Chi? Giuseppe Bortolussi. Chi? Ma come chi! Giuseppe Bortolussi, il candidato del PD alla presidenza della Regione Veneto. Contro lo schiacciasassi Luca Zaia, riesce a racimolare meno del 30% delle preferenze, contro il 60 del neo presidente veneto. Neanche Massimo D’Alema sarebbe riuscito a fare di peggio.
Voto 1 ad Anna Finocchiaro. “Sette a sei è un buon risultato”. Da ricovero immediato, con codice rosso.
Voto 0 agli elettori della provincia di Brescia. Con tutto il rispetto, ma con quale coraggio si va in cabina elettorale e si scrive sulla scheda “RENZO BOSSI” ? Misteri d’Italia!
Voto sottozero (ovvero: al peggio non c’è mai fine) alla classe politica italiana. Litigiosi, rissosi, populisti, petulanti, i nostri politici sono i peggiori d’Europa (e forse del mondo). Non una proposta concreta, non un’azione tangibile, non un’iniziativa determinata, ma solo risse, insulti, offese, chiacchiericci e polemiche sterili. E poi si lamentano se l’astensionismo supera il 40%. Fossi in loro, mi preoccuperei di quel 60% di italiani che ancora non si è scocciato di essere preso in giro.
COMMENTI RECENTI