di Ferdinando Mango
Qualche giorno fa facendo una passeggiata nel mio paese ho notato la presenza di un circo, ma soprattutto mi sono incuriosito sulla presenza di due grossi animali selvatici, un ippopotamo e un bisonte americano. Non ho potuto non notare lo stato in cui versavano questi animali. L’ippopotamo era costretto a stare in un recinto delle dimensioni di poco più di un quarto di un campo di basket (un ippopotamo può essere lungo 3.75mt e pesare da 1,4 a 3 t) e non poteva bagnarsi a sufficienza né bere liberamente, in quanto l’acqua gli veniva somministrata da un addetto del circo che si limitava anche a buttargli qualche litro di acqua addosso.
Il bisonte non stava tanto meglio, stesso recinto, stessa stazza, con la sola differenza che destava in condizioni igieniche precarie (mi chiedo come lo possano far esibire durante uno spettacolo). L’unico modo di far notare la propria fame era quella di spingere verso il recinto,\ come se volessero aprirlo e così spuntava l’omino con una balla di fieno che sarà stata al massimo 3kg: di solito un ippopotamo ne mangia 40kg al giorno o meglio a notte, visto che in natura si nutrono dopo il tramonto. In cattività, però, si devono abituare ai ritmi dell’uomo: dopo il tramonto c’è lo spettacolo. In una tenda poco vicina invece si potevano notare altri esemplari di animali più piccoli come lama, cammelli, pony ecc. nelle stesse pessime condizioni.
Come racconta Tom Rider, ex lavoratore del circo Ringling Brothers Barnum poi licenziatosi perché disgustato dal trattamento riservato agli animali, “sono entrato nei circhi per stare con gli animali ed occuparmi di loro, ma mi sono accorto che vengono maltrattati in nome del divertimento. Cavalli presi a pugni, tigri ed elefanti picchiati, frustati e torturati anche con scosse elettriche durante l’addestramento. Vedevo abusi ogni giorno”. Passano i tempi, ma gli addestramenti sono gli stessi, l’uso della violenza serve ad incutere timore fin quando gli animali non si rendono conto che per loro non c’e via di scampo.
Piuttosto che soffermarmi sulla sofferenza che viene procurata agli animali per l’intrattenimento di grandi e piccini, mi viene da pensare anche al lato economico della questione. Come fa un circo a permettersi animali del genere? La risposta c’è: semplicemente non ce la fa, il budget per la detenzione degli animali per un circo è altissimo. Dunque come fa un circo a sostenersi economicamente? Anche qui c’è lo zampino dello Stato, ci mancherebbe!!!
Nel 1968 alcune leggi hanno sancito il valore culturale sociale ed educativo del circo, di conseguenza conferendogli contributi pubblici: la Legge 337/68 recita: “lo stato riconosce la funzione sociale dei circhi equestri pertanto sostiene il consolidamento e lo sviluppo del settore”. Di conseguenza vengono invitate le amministrazioni locali ad ospitare le attività circensi nel proprio territorio. Qualche anno dopo nel 1985, la Legge n.163 ‘Nuova disciplina degli interventi dello stato a favore dello spettacolo’ marcia su questa linea conferendo al circo una quota percentuale fissa del Fondo Unico per lo Spettacolo. Ovviamente la legge tralascia le condizioni in cui versano centinaia di specie di animali in tutt’Italia. Dando un occhiata ai dati si evince che tali somme, dal 1998 al 2008, raggiungono la media di 7 milioni di euro, presi dalle tasche dei cittadini e spesi per uno spettacolo totalmente diseducativo, tra l’altro i cittadini molto spesso si sono espressi per l’abolizione degli animali da circo. Verrebbe da pensare, abolendo gli animali dai circhi il settore va in crisi e chi le sfama tutte le famiglie circensi che perdono il lavoro? Non è assolutamente detto che il guadagno dei circensi sia strettamente legato allo spettacolo degli animali: da anni circhi eticamente corretti, come il famosissimo Cirque du Soleil, incassano milioni con i loro spettacoli di acrobati, clown, contorsionisti, prestigiatori ecc.. Da anni anche numerosi Stati pongono dei limiti a questa arte e come al solito l’Italia è indietro. Vediamo qualche esempio: negli spettacoli circensi di quasi tutta Europa (15 Paesi) sono banditi almeno gli animali selvatici; in alcuni distretti dell’Inghilterra hanno vietato ogni tipo di animale e lo stesso vale per l’India, la Colombia, il Brasile, l’Usa e il Canada; la Bolivia è il primo Paese al mondo che ha proibito l’uso di animali sia selvatici che domestici nei circhi itineranti.
Fortunatamente ci sono in Italia persone sensibili che da anni si battono per salvare gli animali da circo, tant’è vero che in Parlamento è stata presentata nel luglio del 2008 una proposta di legge sostenuta da entrambi gli schieramenti politici dal titolo: “Norme per la graduale dismissione dell’uso di animali da parte dei circhi e per il sostegno dello spettacolo circense”. Essa prevede il divieto di acquisizione di nuovi animali all’interno dei circhi e il trasferimento dei fondi ai soli circhi che non utilizzano animali nei loro spettacoli. Un notevole passo avanti umano e culturale, ma che attualmente è fermo alla Camera in corso di esame in Commissione. Ma come sempre la svolta culturale è nelle nostre mani. Dobbiamo prima di tutto noi convincerci che è uno spettacolo penoso che passa sulla pelle di animali imprigionati e torturati. E’ inutile la giustificazione “ai bambini piace”, frutto di una nostra diseducazione sull’argomento: i bambini, perspicaci quali sono, capiranno sicuramente che il circo è un luogo non adatto agli animali, un luogo dove non possono trovare la felicità. Se i bimbi sapessero come viene indotta a fare il suo spettacolo la foca che suona le trombette sarebbero contenti? Io credo proprio di no.
Concludo segnalando tre link per approfondire il tema del circo, come prigione per animali:
http://www.enpa.it/it/uffici/DossierCirco.pdf





[...] [...]