di Veb
Questa la storia. Il figlio non proprio brillantissimo (Bossi Renzo) del lìder maximo (Bossi Umberto), noto alle cronache nazionali (beh, diciamo non ignoto) per i ripetuti ricorsi al Tar contro le reiterate bocciature all’insuperabile esame di maturità, ha finalmente trovato la sua strada.
E’ candidato.
Un posto di lavoro che, in tempi di crisi economica internazionale, non è certo da buttar via (che poi, se ti eleggono, uno stipendio da consigliere torna sempre utile).
Il quartogenito (il primo, Riccardo, è stato 4 anni a Bruxelles a fare il portaborse, anzi l’assistente di un parlamentare europeo della Lega Nord, Francesco Speroni) è candidato infatti nelle fila del Carroccio per le prossime elezioni regionali.
Ora, quelli della Lega di Milano non erano propriamente entusiasti della cosa, e, per non contrariare l’amato lìder, hanno escogitato un piano semplice ed efficace: hanno sbolognato lo sgradito pupillo ai ‘cugini di campagna’ (così, almeno, nella loro visuale), inserendo il nome dell’illustre cadetto nella lista di Brescia e provincia.
I lumbard della Leonessa non l’hanno presa proprio benissimo, e hanno messo su una bella cagnara, con tanto di gruppo su Facebook, per boicottare la candidatura del ragazzotto. “Noi la campagna elettorale a quello lì non la vogliamo fare!”, è stato il grido di dolore delle camice verdi della Val Camonica.
Insomma, prima “Roma Ladrona”, adesso “Milano imbrogliona”.
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Al momento in cui scrivo, non so se il promettente diplomato (si, alla fine ce l’ha fatta) è stato poi eletto.
Voglio solo esprimere la piena solidarietà dei popoli europei ai poveri leghisti incastrati dalla “trota”.
E sì, perché il giovane Bossi, lungi dall’essere appassionato di pesca, è stato più volte definito “il delfino” del vecchio senatùr.
“Delfino? – pare si sia chiesto un dirigente della Lega – Ma va là! Sarà mica un delfino, quello lì?! Al massimo, una trota!”.
PS. La trota ce l’ha fatta. E’ consigliere. “Raccogliere 13 mila preferenze non è stato facile” (???), questa la sua prima dichiarazione. In perfetto italiano (già ottimo segnale). Piccole trote crescono.





Quando guardo quest’organismo decerebrato mi sento soffocata da due sentimenti contrastanti: uno è la pena che sempre suscita un’infelice, l’altra è la rabbia di saperlo al posto di qualcuno certamente più capace, preparato e meritevole. Se il posto che occupa fosse il cesso di casa sua, bè poco male, a far quella cosa lì siam capaci tutti. Il guaio è che “quel posto” è una carica pubblica di responsabilità….Ma forse ce l’hanno messo a posta!