di Vincenzo Manna
Essendo passate ormai un bel po’ di settimane, credo sia stato elaborato il lutto delle recenti elezioni regionali, che a me pare abbiano visto un consolidamento del consenso del centrodestra (checché ne dicano Pierluigi e i suoi fratelli).
Dunque, sempre secondo me, i tempi sono maturi per dilettarsi con un’anamnesi che, come in certi libri o film, possiamo affidare a una serie di flashback o flashforward (i passatisti direbbero analessi e prolessi).
Lo spunto ce lo fornisce un decennale di imminente celebrazione.
Rewind, dunque…
Quasi dieci anni fa, moriva un grande attore italiano: Vittorio Gassman. E ricordo un’intervista apparsa su L’Espresso, in cui il suo eterno amico-rivale Carmelo Bene lo ricordava col suo solito tono paradossale. Diceva, in pratica, che Gassman aveva svolto una professione, quella di attore, per cui non era vocato, essendo più che altro uno sportivo: tanto è vero che se ne era andato nei giorni in cui “l’Italietta”, pur arrivando nella fase finale degli Europei di quell’anno, non li aveva poi vinti (ci ricordiamo tutti quella Italia-Francia in cui il buon Del Piero, a livello di gol, mangiò in una serata più di quanto Craxi abbia fatto in tutta la sua carriera: e scusate se è poco).
Naturalmente ci fu lutto nel mondo dello spettacolo…
Meno di tre anni dopo, moriva sempre a Roma un altro attore italiano: un certo Alberto Sordi.
Il cordoglio per la scomparsa dell’Albertone nazionale superò di gran lunga quello manifestato per la perdita di Gassman: forse molti di voi ricorderanno i funerali solenni che gli furono tributati, con orazioni funebri recitate da un eterogeneo gruppo dell’intellighenzia italiana: da Walter Veltroni a Ettore Scola, passando per i colleghi come Gigi Proietti.
Ma, al di là dei vip, una adunata così oceanica in occasione della dipartita di un artista, qui in Italia, forse non si vedeva dai tempi in cui morì il grande Totò.
Ora, perché il clamore per la morte di Sordi surclassò quello per la morte di Gassman?
La risposta più facile sarebbe che Sordi era maggiormente famoso.
Certo, ma fino a questo punto? In fondo Gassman, oltre a poter vantare una carriera teatrale sconosciuta ad Albertone, era anche stato il protagonista di alcuni film che avevano fatto breccia nell’immaginario collettivo: basti pensare a I soliti ignoti, Il sorpasso, e soprattutto L’armata Brancaleone, che lo rese molto popolare anche presso il pubblico infantile… Senza contare poi che Sordi, negli ultimi decenni della sua carriera, aveva conosciuto un certo declino, dovuto forse alla pessima idea di fare il regista (i film diretti da lui sono notoriamente delle ciofeche).
Dunque siamo punto e daccapo: non si spiega perché a lui fu testimoniato il triplo dell’affetto che pur c’era stato nei confronti di Gassman.
La mia idea è che la risposta stia non tanto nella carriera dei due artisti, ma nel confronto fra le loro due personalità.
Sordi, in pratica, smessi i panni dell’attore, una personalità non ce l’aveva. Parafrasando Oscar Wilde, potremmo dire che lui metteva tutto il suo genio nell’arte, e non gliene rimaneva nella vita. Chi ha letto o ascoltato qualcuna delle sue interviste, si ricorderà certamente di una persona rispettabilissima, ma che non diceva nulla di epocale, anzi, per essere precisi, non aveva nulla da dire (come ha dimostrato, appunto, con i filmacci di cui ha curato la regia).
Vi sembra poco? Uno che fa ridere a crepapelle senza farti pensare non può non essere adorato dal popolo italiano.
Insomma, io credo che in quei funerali così magniloquenti non si celebrasse tanto la straordinarietà dell’artista, quanto piuttosto l’ordinarietà dell’uomo Alberto Sordi.
Gassman era tutt’altra persona: notoriamente irrisolto, nevrotico, depresso, le sue interviste erano ancora più istrioniche delle sue esibizioni, e ha scritto un’autobiografia e alcuni libri in cui ha dimostrato di avere eccome delle idee da divulgare.
Troppo disturbante un tipo così per non risultare “antipatico” ai nostri connazionali.
“Ma che c’entra ‘sto intellettualismo stalinistico con la grande affermazione elettorale de noantri?”, chiederebbe forse Maurizio Gasparri a questo punto.
One moment, onorevole, ci arrivo.
Torniamo al presente…
Quello che voglio dire è che i piccoli o grandi scandali di Noemi, della D’Addario et similia, con cui la sinistra e la sua stampa si sono illusi di svilire l’immagine di Berlusconi, non interessano a quella maggioranza che ha votato e vota per il centrodestra.
La questione morale, il senso dello stato, e tutte le altre istanze progressiste, specie di questi tempi, sono antipatiche esattamente come le nevrosi e i dubbi di Gassman, e l’esuberanza che non fa pensare, invece, si conferma vincente per Albertone/Silvione.
Recentemente, per esempio, e badate che siamo nel 2010, viene insultato uno come Piergiorgio Odifreddi solo perché porta avanti delle posizioni laicistiche. Così come venivano odiati gli altrettanto antipatici Romano Prodi e Bersani quando volevano porre un freno all’evasione fiscale.
Molto più simpatico, molto più “confessionale”, invece, evadere le tasse sentendosi furbi sul momento, senza pensare al futuro del Paese in cui domani vivranno i nostri figli (per chi ha intenzione di farli) e, dopodomani, i figli dei nostri figli.
Vi sembra un paese paradossale questo in cui ci sono delle anime pie che, pur essendo convinte di avere l’eternità a propria disposizione, mancano di senso prospettico del futuro, e dimostrano di essere totalmente schiacciate nel presente?
No, secondo me vi sbagliate: è solo un paese ordinario. Ma questo aggettivo nei fatti, a differenza di ciò che accade nella lingua italiana, forse non è sinonimo di “normale”, come invece credeva Massimo D’Alema…






Anticonformismo, quindi?
O scelta della moda, del diverso che va di moda?
Bel blog…
Spero potrai ricambiare la visita sul nostro blog:
http://vongolemerluzzi.wordpress.com/2010/07/27/quellanticonformismo-che-va-tanto-di-moda/