di Maria Garofalo
Ronchi dei Legionari - il solo nome riporta immediatamente al passato glorioso e luttuoso dalla terra che mi apprestavo a lasciare. Non è che un minuscolo aeroporto il luogo dal quale salutavo Trieste ed il Friuli Venezia Giulia tutto con la speranza di ritornare presto. Partivo piena di buone intenzioni, tonificata ed arricchita, mi sentivo bene fino a quando non mi sono imbattuta, con mio sommo orrore, in Muammar Gheddafi. Ancora qui, ancora nel mio paese a comprare a buon prezzo, ancora la sua faccia dalla pagina del quotidiano compiacente a nausearmi, ancora a braccetto dell’altro individuo con il quale fa sporchi affari, il plurindagato Silvio Berlusconi che “caramente” subiamo come Presidente del Consiglio. Mi sembrò proprio un’offesa enorme, insopportabile. Un tumulto di terribili sensazioni mi agitavano irrefrenabilmente, dal mio posto accanto al finestrino, istintivamente guardai fuori come in cerca di una via di fuga: nuvole bianche, cielo azzurro. Abbassai gli occhi disperata: terra friulana, alberi, mare, i suoi morti per la libertà, un ragazzino che attraversa un ponte presidiato, gente che si abbraccia in un monastero caritatevole. Distolsi lo sguardo e ritornai alla prima pagina del quotidiano compiacente, erano lì che mi fissavano sorridenti. “Trucco e Parrucco” in grande stile! Sì, ridono di noi italiani e libici accomunati dalla stessa sventura. Si prendono gioco dei più elementari diritti umani e civili, sociali,morali e, per chi ci crede, religiosi. Abbiamo accolto, per la seconda volta, un temibile dittatore con tutti gli onori riservati ad un democratico e legittimo Capo di Stato. Stendiamo tappeti rossi ad un brutale assassino che ha usurpato il potere con la violenza e lo detiene da decenni con spietata repressione. Un volgare arrogante malfattore che s’ingrassa affamando il suo stesso popolo. Una pessima guida religiosa che manipola il Corano contro donne e uomini indifesi, che Allah lo fulmini! Un impietoso usuraio che viene ad esigere gli interessi senza pudore alcuno, ostentando la sua forza economica con una parata clownesca che disonora la sua stessa terra, di cui dimostra ignorarne la Storia. Il popolo italiano si è battuto per la libertà e la democrazia riconoscendo i propri errori e pagando. Ci siamo discolpati anche con la Libia ed assolto ai nostri debiti, se pur tardivamente. A conti chiusi dovevamo interrompere qualsiasi ulteriore rapporto perché Gheddafi è un dittatore, e dei più feroci! Abbiamo mostrato al mondo intero, sfacciatamente, le nostre cattive frequentazioni, ricoprendo di fango malsano la storia gloriosa di generazioni che seppero riscattarsi dalle colpe del fascismo versando lacrime e sangue. I nostri politici più corrotti stringono patti diabolici e fanno mercimonio della nostra patria, la malavita organizzata annusa con la bava alla bocca il tanfo di corruzione che accompagna il Rais pregustando succulenti piatti cannibali. Il lurido acquirente piazza tende, apre puttanai, trasforma la gloriosa cavalleria regia e gli straordinari cavalieri berberi in un numero circense banale ed offensivo. Questo i media sciorinano al mondo che ci osserva attonito, a dir poco. Questo accade sotto i nostri occhi ciechi mentre i due si sfregano golosi le mani per gli intrallazzi personali imbastiti. Intanto fiorisce il commercio degli schiavi che transitano per la Libia, una tratta dai profitti enormi tant’è che l’ONU e le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sono stati messi alla porta senza mezzi termini. Tutto il mio appoggio a Sakineh, e tutto il mio biasimo all’Iran ancora ottusamente invischiato in pratiche barbare, ma chi si ricorda dei nomi delle donne che in Libia subiscono ogni sorta di spietate violenze? Che ci fa, dunque, Gheddafi in Italia? Berlusconi raccatta la feccia del mondo (vedi Vladimir Putin, il Rais, a quando il dittatore birmano?) e ci fa affari per l’arricchimento personale e della casta a scapito dell’Italia ormai sul lastrico. Il nostro meraviglioso paese è stato disonorato e violato, ed io mi vergogno dinanzi a Libero, arrossisco al ricordo dei silenziosi e suggestivi cimiteri di guerra, chiudo gli occhi sulla bandiera guadagnata con la vita di tanti.
Mi guardavo intorno mentre scendevo dalla scaletta dell’aereo, ero a casa, arrivavo da casa. Ora ripongo le valige e mi perseguitano le rivoltanti immagini dei due papponi in uno show televisivo raccapricciante. Di peggio c’è solo il carrozzone inutile della politica e un popolo che ormai digerisce tutto, merda compresa. Perdonaci Libero, non ne valeva la pena, non siamo il paese per il quale hai combattuto, non siamo le donne della tua speranza. Perdonaci, anzi non perdonarci mai!





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