Mentre le ultime indiscrezioni quantificano la vera e propria ruberia ai danni del Sud Italia perpetrata dalla Lega Nord con la complicità del governo Berlusconi - deleteria conseguenza dell’approvazione del federalismo fiscale con relativi decreti applicativi -, l’annosa questione meridionale è stata oramai depositata in soffitta.
Ma cosa significa oggi questione meridionale?
Perché la politica – destra, centro e sinistra – non si occupa più del Sud?
Perché persino i ceti intellettuali italiani si sono arresi, rinunciando ad elaborare proposte e soluzione?
Dove sta oggi l’eredità di pensatori come Giustino Fortunato, Guido Dorso, Francesco Saverio Nitti, Napoleone Colajanni, Gaetano Salvemini, Antonio De Viti De Marco?
Rispondere a queste domande significa innanzitutto riprendere il filo delle riflessioni storiche sull’argomento ed esula dagli spazi e dalle modalità di comunicazione di questo blog.
Espletata la doverosa premessa, resta impellente tuttavia l’individuazione di pochi punti fermi di una futura agenda politica concentrata sullo sviluppo del Sud Italia.
Oggi parliamo di infrastrutture. Il gap infrastrutturale è differenziato per regioni meridionali, tra aree ad alta dotazione infrastrutturale (le città costiere) e altre poverissime (le regioni interne). Ma su quali infrastrutture concentrarsi? E’ su questo punto che i futuri politici meridionali, si spera migliori degli affaristi che li hanno preceduti, dovranno misurarsi, compiendo scelte che connotano la loro visione strategica. Sono quattro, a mio avviso, le direttrici lungo cui finanziare l’implementazione di una rete infrastrutturale di qualità e a ridotto impatto ambientale:
a) l’aggiornamento, il potenziamento e l’interconnessione avanzata della rete ferroviaria, sia TAC (Alta Capacità, per le merci) sia TAV (Alta Velocità) con una progettazione innovativa sul fronte del trasporto pubblico integrato locale;
b) il potenziamento massiccio della ricettività portuale, sia sul versante merci (il lungimirante progetto di Romano Prodi di trasformare la rete portuale del Sud Italia in una porta d’Europa per le merci provenienti dall’Oriente, Vicino e Lontano), sia sul versante prettamente turistico (crocieristica e diporto);
c) la connessione ad alta velocità di tutto il Sud Italia alla rete Internet, fattore di estrema importanza per accrescere la competitività delle imprese meridionali e la qualità dei servizi ai cittadini e agli utenti di servizi, pubblici e privati;
d) la costruzione di dotazioni, sistemi e reti per la produzione consistente di energia rinnovabile (eolico, fotovoltaico, correnti marine, biomasse).
I contenuti sono questi.
Ci sono le professionalità per allestire squadre di lavoro snelle che stabiliscano le necessità finanziarie, le modalità operative per l’erogazione dei fondi, trasparenza e risparmi per la PA. Ci sono competenze e capacità per sburocratizzare le procedure per l’affidamento degli appalti con la conseguente deligificazione della normativa in materia, senza rinunciare alle garanzie in materia di antimafia.
Le premesse ci sono. La gente del Sud aspetta da troppo tempo.
Manca, ahinoi, la consapevolezza politica di poter trasformare tutto ciò in un programma di governo serio e concreto.





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