I Viaggi di Snaporaz 14 – DA PASOLINI AL SOFA’

23 11 2010

di Vincenzo Manna

Non ho mai amato troppo le ricorrenze, gli anniversari, le feste comandate eccetera… Dunque con voluto ritardo vorrei proporre una piccola riflessione legata alla memoria di Pier Paolo Pasolini, di cui lo scorso due novembre si è commemorato il trentacinquesimo anniversario dalla (tragica) scomparsa.

Ovviamente, non essendo un illustre critico et similia, non mi illudo di aggiungere qualcosa di importante alla vasta bibliografia che esiste sull’autore di Ragazzi di vita.

Ma, pochi mesi fa, mi ha colpito una sua vecchia intervista riproposta su Radiotre (un’emittente che fa “resistenza culturale”, e che ogni tanto non mi vergogno di ascoltare perfino in macchina).

Durante la registrazione sentivo di una polemica fra Pasolini e un suo intervistatore. La divergenza verteva sul significato della parola “elite”, che l’intervistatore rinfacciava allo scrittore, essendo questi un dichiarato comunista. Pasolini rispondeva piccato che era solo un equivoco “verbale”. L’elite che intendeva lui, come sappiamo, non era di tipo aristocratico ma diciamo così “circolare”: lui amava la purezza degli analfabeti, che poi sosteneva si ritrovasse solo ad un altissimo livello culturale. La cultura “media”, borghese, la vedeva sempre come corruttrice.

Dunque”, incalzava il giornalista, “anche per un film come Medea il suo interlocutore ideale è un metalmeccanico?”.

Certamente”, rispondeva (in questo caso) il regista.

Uno degli amici storici di Pasolini, Alberto Moravia, in un’altra intervista lo ricordava come un cattolico di tipo marxista, che faceva un’equazione fra Dio e Karl Marx, i poveri del Vangelo e i poveri di oggi… “Ma la sua crisi”, concludeva in modo un po’ velenoso, “è arrivata quando i poveri si sono comprati la Honda” (se ho capito male correggetemi: il buon Moravia masticava le parole, nda).

Invidia? Può darsi. Però io mi diverto a osservare i costumi della gente e molti, anche conoscenti e familiari che votano a sinistra, mi sembrano ossessionati da una sola cosa: abbellire la propria tana, pardon, volevo dire la propria casa.

Pecco di provincialismo? Mi limito al mio microcosmo? Ma allora come si spiegano i dati di questa indagine?

E, morto Pasolini, una delle nuove “icone pop” della sinistra, la Ferillona nazionale, ci invita a comprare sofà, uniformandosi così al dilagante messaggio consumistico che, in barba alla crisi finanziaria, ci viene inviato tutti i giorni, del tipo “compro ergo sum”.

Non voglio fare il moralista, perché anche a me è capitato di comprare (compulsivamente) cose inutili, specie nei periodi di maggior nervosismo, forse perché, quando siamo infelici, vogliamo “gratificarci” da soli.

Ma le gratifiche che regala il consumismo sono quelle dell’Avere, non dell’Essere, e per esperienza so che sono effimere. Hai la Seicento e desideri una Punto, poi la compri e per un po’ ti calmi, ma ti torna la schiuma alla bocca quando puoi permetterti un’Alfa Romeo e superare il tuo rivale, che poi ti controfotte facendosi la BMW, e tu allora lavori sodo (e magari sporco) per comprarti la Ferrari… Poi, alla fine, venite alle mani, anzi ai bastoni, perché nel frattempo siete invecchiati, e vi mette sotto una 127 senza servosterzo (e senza targa). La pace, finalmente.

Le gioie dell’Essere, al contrario, convengono perché ci appagano di più e in maniera più duratura.

E cosa direbbe Pasolini guardando questo delirio consumistico che ci vuole tutti infelici, distratti e, soprattutto, acquirenti? Si è davvero realizzata quella “elite della purezza” che lui auspicava? Lo so, se lo chiedono in molti, è diventato uno dei ritornelli della sinistra, ma nessuno può rispondere con assoluta certezza, e nemmeno io.

Ma, con buona pace della Ferillona, di una cosa sono certo: non sarà un sofà a darci la beatitudine. Non la raggiungeremmo neppure se comprassimo tutto ciò che acquista Berlusconi nella canzone che Benigni ha cantato nel programma di Saviano.





I Viaggi di Snaporaz 13 – (IN)FELICI E DISTRATTI

23 11 2010

di Vincenzo Manna

L’effetto Utterson colpisce ancora!

A cosa mi riferisco? Ecco, lo sapevo: siete distratti. Distratti dalla vostre stesse distrazioni. Insomma siete (siamo) proprio nella merda.

Voglio dire che in questi giorni si sta verificando, nel nostro tele-paese, un altro fenomeno di voyeurismo collettivo e morboso.

Una ragazzina di 14 anni (di cui volutamente non faccio il nome), è stata assassinata dallo zio e dalla cugina (almeno fino a quest’ora, ma fra cinque minuti lo scenario della soap opera potrebbe anche cambiare: forse, come in certe telenovelas, il protagonista resusciterà perché si è capito che faceva più audience degli altri).

Va da sé che le televisioni e i (peggiori) giornalisti italiani si sono buttati a pesce sulla torbida vicenda, ma la società civile (o meglio una parte di essa) non è da meno.

Guardavo l’altro giorno il servizio di un telegiornale che intervistava i cosiddetti “turisti dell’orrore”, che sono andati a vedere il pozzo in cui il cadavere della povera teenager è stato occultato.

Perché siete venuti a vedere?”, domandava il giornalista.

Così, per curiosità”, rispondeva la maggior parte di loro (dopo averci pure pensato). Qualcun’altro, sentendosi come scoperto coi calzoni abbassati, si affrettava a premettere “Siamo stati prima al cimitero: povera ragazza!”.

Ecco, a braccetto col voyeurismo, un’altra piaga dei nostri tempi: l’ipocrisia. A questo popolo di angeli piange il cuore per la povera ragazza uccisa o, piuttosto, sono attratti dal lato macabro, torbido della vicenda?

Bisognerebbe, forse, domandarlo a Bruno Vespa: vi ricordate il plastico della villetta di Cogne? I dibattiti salottieri sull’orrore umano a cui partecipavano, mischiati, illustri psicologi, opinioniste scosciate e nani del circo equestre? (Una delle tre categorie me la sono inventata, ma non è certo semplice capire quale).

Io credo che se questo popolo di voyeur, di teledipendenti, avesse veramente a cuore il suo prossimo, trascorrerebbe il proprio tempo libero in attività socialmente utili (magari rivolte verso il disagio adolescenziale, visto che negli ultimi giorni, all’improvviso, ce l’hanno tanto a cuore). Invece si abboffano di braciole sul divano di casa, guardando La vita in diretta oppure Uomini e DonneBeautiful etc. etc.

I conti non mi tornano.

E ci aggiungo un secondo luogo comune: quando il gatto non c’è, i topi ballano!

Sull’altro canale, infatti, il governo, orfano degli spettatori distratti da sesso, morte e colpi di scena, è riuscito a far approvare la retroattività del Lodo Alfano.

No, non sono il solito qualunquista insensibile a cui stanno più a cuore i giochi di palazzo che la vita di una giovane e innocente ragazza: è proprio l’opposto.

Perché ritengo che i frutti marci siano solo l’effetto: la vera causa sono le radici malate dell’albero. E non si migliorano quelle radici guardando un pozzo con i calzoni abbassati (neanche Tinto Brass era mai arrivato a un tale livello di stupido onanismo guardone).

Visto che abbiamo scoperto di essere tanto buoni e di avere a cuore le nipotine d’Italia, se vogliamo davvero proteggerle, dobbiamo anzitutto “curare” le tare degli zii. E delle zie. Fra queste ultime, per esempio, c’è un’anziana e malandata signora che ormai va per le centocinquanta primavere, e che, sull’altro canale, è vittima dell’ennesimo assalto di una baby-gang di ottuagenari (o quasi) che di crescere non ne vogliono proprio sapere.

Si consiglia il telecomando.





Raskolnikov 13 – DALLA PARTE DI ROBERTO SAVIANO

18 11 2010

di Mario Tirino

Quando ho appreso la notizia, mi è venuta una grande rabbia.

Le raccolte di firme, naturalmente, servono a sostenere una causa, che sia la promozione di un referendum, una petizione, una mozione, una richiesta di attenzione.

Raccogliere firme contro uno scrittore, reo di aver palesamente denunciato gli abusi, le ipocrisie e i reati del governo e della maggioranza di centrodestra, è un palese atto di violenza: pertanto, il Giornale – direttore editoriale  il già sospeso Vittorio Feltri, direttore responsabile Alessandro Sallusti – con l’iniziativa promossa oggi contro Roberto Saviano si è reso responsabile di un attacco squadrista, che ogni soggetto responsabile e amante della democrazia deve censurare durissimamente.

Il quotidiano – è sempre opportuno ricordarlo: proprietà della famiglia Berlusconi – intende il giornalismo come una rozza arma di propaganda e intimidazione, che lo stesso Roberto Saviano ha smascherato nella prima puntata di Vieni via con me dedicata alla cosiddetta macchina del fango.

Sembra un’ovvietà prendere le difese di chi ha messo in gioco la sua stessa esistenza per denunciare connivenze, poteri e aderenze della criminalità organizzata: ma nell’Italia di oggi, in cui Roberto Saviano è un uomo solo nella sua lunga marcia per una Nazione democratica e libera, Prove Tecniche di Società Civile sente il dovere di manifestare la sua totale solidarietà e il suo incondizionato appoggio a uno dei pochi eroi che questa maledetta patria contemporanea ci ha concesso di conoscere.

Dalla parte di Roberto Saviano, ora e sempre.





Raskolnikov 12 – IL TRENO CHE LA SINISTRA STA PERDENDO

16 11 2010

di Mario Tirino

Siamo stati a lungo zitti negli ultimi mesi.

Un po’ perché quanto stava accadendo nel Paese – tra troie di regime, crolli di patrimoni culturali, la marea di maleducazione, cattivo gusto, delinquenza e irresponsabilità – ci ha persuasi che il silenzio fosse la migliore risposte al cicaleccio imperante. Un po’ per ragioni meramente personali.

Finalmente pare che l’inquietante sistema di potere che Silvio Berlusconi ha architettato nell’ultimo ventennio stia crollando come un castello di carte. Il berlusconismo è stato nell’ultimo trentennio – dalla scalata della tv commerciale al varo del governo Berlusconi quater – un apparato fondato sull’immagine, sull’odio verso l’avversario, sul comando, sull’obbedienza cieca di fedeli adoranti, sulla personalizzazione, sull’asservimento della cosa pubblica ai bisogni (soprattutto giudiziari) del Cavaliere.

Una parentesi vergognosa della nostra storia nazionale, con l’aggravante di aver contribuito, grazie alla grancassa assordante dei media di Mediaset, alla totale regressione civica e culturale di milioni di italiani.

Non diciamo nulla di nuovo; fior di commentatori, docenti universitari, analisti politici d’Italia, d’Europa e spesso anche d’America se ne sono occupati, giungendo a giudizi anche più duri del nostro.

Ebbene di fronte allo sfascio più totale della Nazione, con milioni di disoccupati, un dissesto idrogeologico che mette a rischio vaste parti del territorio e un’aria di generale rassegnazione e sfiducia, il principale partito d’opposizione – caso unico in Europa – non riesce a farsi portavoce della protesta popolare e, anzi, perde consensi.

Quando è stato eletto Pierluigi Bersani, il Partito Democratico totalizzava, nei sondaggi, il 26%. Il segretario pro tempore, Dario Franceschini (tra l’altro sfidante alle primarie che consacrarono la leadership bersaniana), fu bollato come un’incapace. Oggi, sebbene il centrodestra abbia clamorosamente fallito l’ennesima occasione di governare e riformare l’Italia, il PD annaspa, nel migliore dei casi, attorno al 24%.

Perché?

Sono almeno 14 mesi che Antonio Di Pietro, leader dell’Italia dei Valori, chiede al Partito Democratico, in maniera trasparente, di stabilire un programma e individuare un candidato premier per le elezioni del 2013. Del 2013, perché quando tale richiesta è stata formulata, il Cavaliere ante bunga bunga era ben saldo sulla sua poltrona e benediceva folle adoranti a L’Aquila e a Napoli, mentre Gianfranco Fini si lasciava andare solo a qualche mugugno occasionale.

Come risposta, Tonino ebbe solo il mutismo e l’immobilità più totali.

Dietro le quinte, si muove e si muoveva allora il grande fallimentare pensatore della sinistra italiana, quello stratega che sa perdere ogni competizione convinto ancora di essere l’indispensabile manovratore di cui il PD non può privarsi: Massimo D’Alema. A Baffino non è bastata neppure l’umiliazione inflittagli da Nichi Vendola, che nelle primarie per eleggere il candidato a governatore della Regione Puglia sconfisse sonoramente il raccomandato dalemiano di turno, il povero Francesco Boccia. Il quale, anzi, fu penalizzato dal fatto che proprio D’Alema scese in campo, manu militari, al suo fianco, addirittura convocando in Puglia i maggiorenti del PD a lui vicini, coinvolti in una campagna porta a porta d’antan.

Ma Baffino, appunto, non s’arrende. E mentre Silvio, tra un’orgia e un festino, s’ingrassa, progettando leggi contro l’uso delle intercettazioni, Lodo Alfano, riforma della giustizia, distruzione della scuola pubblica, tagli alla cultura, D’Alema trova giusto corteggiare pesantemente l’Unione di Centro di Pierferdinando Casini. Per fare cosa? Per andare dove?

Si sa, è chiaro e d’altronde Casini lo sostiene apertamente, che l’Udc non è interessata ad un nuovo centrosinistra, se della coalizione dovessero far parte l’IdV e Sinistra Ecologia e Libertà di Nichi Vendola.

Poi la situazione precipita. Gli scandali travolgono Silvio Berlusconi e la sua corte, in un’ampia gamma di accuse, che va dai traffici illeciti di Denis Verdini, alle indagini per camorra su Nicola Cosentino fino alle accuse per favoreggiamento della prostituzione ad Emilio Fede, Nicole Minetti e Lele Mora per l’oramai celeberrimo affaire Ruby. Senza dimenticare delle indagini per evasione fiscale che coinvolgono direttamente il premier e il primogenito Piersilvio.

Il PD si perde dietro i fumi di un governo di salute nazionale, cercando a ogni costo un accordo con Futuro e Libertà di Gianfranco Fini e l’Udc casiniana.

Sacrosanto sarebbe un governo a termine – massimo tre mesi – per varare la riforma della legge elettorale e mettere in sicurezza le finanze pubbliche.

Quello cui invece anela la cabina di regia del PD è un governo tecnico, di salute nazionale, che dovrebbe anche occuparsi di riforme. Intanto, non si capisce bene che tipo di riforme potrebbero essere progettate da esponenti politici animati da visioni opposte della politica, tanto da essersi schierati su tre posizioni diverse e avverse appena due anni fa (PD; UDC e FLI). E poi l’effetto sarebbe quello di annaspare per un annetto, massimo due nell’incuria e nel fallimento, prima di riconsegnare l’Italia a un Berlusconi più pimpante e baldanzoso che mai, come ebbe a spiegare Paolo Mieli, in un’acuta analisi a Parla con me, alcune settimane fa.

E c’è di più. I bene informati di cose romane disegnano, nelle ultime ore, un nuovo scenario: un clamoroso esodo di senatori pidiellini verso UDC o Fli oppure l’accettazione, da parte di Lega Nord e dello stesso PDL, di varare un nuovo governo di centrodestra allargato a Casini, Api di Francesco Rutelli e MpA di Raffaele Lombardo, anche presidente della Regione Sicilia. In entrambi i casi, il varo di un nuovo esecutivo postberlusconiano di centrodestra bypasserebbe l’impegno del PD, beffando alla grande la tattica attendista di Bersani, D’Alema & company.

Questo lo scenario esterno.

Passando allo scacchiere interno del centrosinistra, due nuove insidie sono emerse per la segreteria Bersani.

La prima. L’avvento di Nichi Vendola sullo scenario nazionale. Il governatore pugliese è ormai in grado di dialogare con portatori di interessi, partiti, esponenti della società civile. Sta impostando le basi per candidarsi a leader di un nuovo centrosinistra, riscontrando, ogni giorno che passa, maggiori aperture, dichiarazioni di stima, attestati di solidarietà e appoggio.

E’ per questo, come spiega Davide Vecchi sul sito del Fatto, che la vittoria del vendoliano Giuliano Pisapia contro Stefano Boeri, appoggiato dal PD, per le primarie a sindaco di Milano, non è solo un episodio locale.

La seconda insidia viene dall’interno del PD, e segnatamente dal movimento dei giovani rottamatori. Si tratta di un’ondata di amministratori trentenni e quarantenni che, stanchi di vedere il partito governato dalle solite vecchie e fallimentari personalità, ne richiedono l’immediata rimozione. D’altronde, fa notare l’animatore della corrente, il sindaco di Firenze Matteo Renzi, è lo stesso statuto del PD a prevedere un limite massimo di 2 mandati per qualunque carica elettiva: e allora perché non farlo rispettare?

Stretto a destra dalle mosse ancor oggi imperscrutabili di Fini & Casini, e a sinistra dall’impetuoso incedere – anche mediatico – di Nichi Vendola, la leadership di Bersani si contraddistingue ancor oggi per l’incapacità di assumersi la responsabilità di scelte coraggiose.

Lo stesso Curzio Maltese, in due diversi editoriali su Repubblica e Il Venerdì, stimola il PD ad una sintesi programmatica orientata a sinistra. E’ lì che il PD assiste ad un’emorragia di voti. Si commenta da sé, a tal proposito, l’idiota proposta di Massimo Cacciari, altro illustre stratega dei fallimenti della sinistra, di alleanza con il nuovo centro guidato da Luca Cordero di Montezemolo.

La preoccupazione imperante nelle chiuse stanze del PD sembra ancora essere quella di tornare al potere. In qualsiasi modo. Sarebbe ora che i leader del gruppo dirigente si facessero da parte, lasciando spazio a chi è già in mezzo alla gente, ne conosce le esigenze e i bisogni e ha idee concrete per rilanciare l’Italia.

Il PD metta in campo una chiara alleanza con SEL e IdV. Lanci una massiccia mobilitazione popolare, indicando soluzioni per tutte le categorie in lotta (precari, disoccupati, insegnanti, lavoratori, cassintegrati, giovani, studenti) e progettando, sin d’ora, l’economia italiana dei prossimi 30 anni (eolico, fotovoltaico, prodotti tipici, ricerca avanzata).

Se non si farà questo, pur dinanzi allo sfaldamento del PDL, il PD perderà forse l’ultimo treno per governare l’ammodernamento dell’Italia.

E a quel punto sarà giocoforza, per gli italiani più avveduti, affidarsi a Gianfranco Fini e alla sua destra repubblicana, laica e perbene.





Intervento – I SETTE VELI DI RUBY

10 11 2010

di Maria Garofalo

La prima reazione dinanzi all’ennesimo scandalo nel  quale è coinvolto il nostro premier, insieme al suo giornalista lacchè ed un agente di dubbia reputazione, è quella di orrore e vergogna.  Tuttavia la umana curiosità di conoscere i dettagli di una squallida vicenda nella quale vecchi corrotti sbavano dietro ragazzine compiacenti, lautamente pagate in cambio di prestazioni sessuali, indurrebbe chiunque alla lettura di quotidiani e giornalacci di gossip volgare. Per non parlare della visione di telegiornali e programmi di intrattenimento grettamente pettegoli. Troppo facile e gustoso cadere preda del voyeurismo  più meschino salvo poi per finire intrappolati dal solito tormentone mediatico. Sicché, nonostante animati dall’assoluto disprezzo nei confronti di loschi figuri, molti restano obnubilati dalle ossessive immagini di culi, tette, minorenni, mummie pervertite, ed esponenti di governo i quali esercitano a sproposito il loro ruolo istituzionale onde salvare la “gnocca” di turno. Un copione logoro, sfruttato fino al disgusto, che non può non  indurci a meditare e guardare oltre l’ulteriore zozza farsa! Cosa c’è al di là delle cosce della lolita? Un paese rovinato, al collasso economico a cui il governo non sa dare risposte né guida.
In Campania si muore  avvelenati da discariche e camorra, la città simbolo della cultura sepolta dalla spazzatura che il governatorato di Antonio Bassolino (e altri prima di lui), di Stefano Caldoro (e chiunque dopo di lui) non hanno fatto altro che nascondere alla meno peggio nei terreni della “Campania felix”. Amata terra mia, calpestata e sfigurata. Al ritorno in prefettura della  banda B & B ( Berlusconi e Bertolaso) la mia città non è insorta, non li ha presi a calci in culo perché la Napoli della Cultura e della Bellezza è esausta. Sfinita dalla disoccupazione,  dalla povertà e dalla malavita che il governo protegge con leggi ad Hoc. Arrivano e non dicono nulla pur sbraitando per ore! Incredibile. Di fronte ai cortei, alle domande, ai cumuli di monnezza, alla resistenza di coloro che non vogliono la riapertura di discariche pericolosissime e sature, ai no urlati alle promesse fasulle, costoro non dicono nulla! Barzellette, festini a base di coca-viagra, puttanume. Un abisso nel quale sprofonda un’intera nazione senza speranza.
Sì, senza speranza se il ministro Umberto Bossi commenta la leggerezza del premier offrendosi, con Roberto Maroni, quale migliore àncora di salvezza per il prossimo passo falso. Senza speranza se un milione di persone in  corteo con la Fiom sparisce dall’attenzione dei media il giorno dopo. Senza speranza se l’opposizione implora il dialogo con Gianfranco Fini e chiunque voglia caricarsi il compito di “opporsi”, purché solo a chiacchiere. Un Paese  ridotto alla miseria al punto da bollare argomenti quali la legge sul conflitto d’interessi e la riforma  della legge elettorale, come amenità di pance satolle. Nessuna risposta della cricca agli studenti in piazza a braccetto degli insegnanti. Nessuna risposta a Confindustria, a Confcommercio, ai disoccupati, ai pensionati. Silenzio raccapricciante, interrotto solo dalla danza dei sette veli di Ruby-Salomè mandata a reti unificate, in un unico orribile messaggio di putrefazione umana e sociale.





Economia Critica 6 – SPESA PUBBLICA, AL NORD PIU’ RISORSE CHE AL SUD

10 11 2010

di Angelo Vaccariello

Nel corso del 2008 lo Stato spende nelle regioni del Nord 87,3 miliardi di euro; al Mezzogiorno, invece, destina 85,1 miliardi di euro. E’ quanto emerge dai dati resi noti dalla Ragioneria dello Stato e riferiti alla spesa centrale regionalizzata. In pratica, gli esperti del Governo ripartiscono il bilancio statale in base ai luoghi dove avvengono i pagamenti. Alla Campania sono imputati circa 22,7 miliardi di euro. Il carico pro-capite, per ogni cittadino della regione, è pari a 3.914 euro, rispetto a una media italiana di 4.167 euro. La regione dove lo Stato spende di più è il Lazio, con 34,3 miliardi di euro.
L’indagine della Ragioneria dello Stato disegna la geografia della spesa pubblica. Del bilancio totale dell’azienda Italia, pari a oltre 524 miliardi di euro, solo la metà può essere “regionalizzata”, un valore pari a circa 250 miliardi di euro. L’altro 50 per cento non può essere sud diviso perchè relativo a spese di gestione esclusivamente centralizzate.
Dopo il Lazio, è la Lombardia la regione dove il governo spende più, circa 30,9 miliardi di euro. Segue la Sicilia con 27,3 miliardi di euro. Il mantra che vede il Sud pozzo senza fondo dei soldi statali, quindi, è smentito dai dati della Ragioneria. Nella distribuzione delle risorse, al Nord vanno 87,3 miliardi di euro, al Centro 76,9 miliardi mentre al Sud 85,1 miliardi di euro. Analizzando le incidenze percentuali della spesa, il 6,56 per cento del totale è concentrato nel Lazio mentre il 5,9 per cento va alla Lombardia. Alla Campania, con 22,7 miliardi di euro, è destinato il 4,34 per cento della spesa dello Stato.





Intervento – UN MONASTERO SUL CONFINE. PARTE SECONDA

29 09 2010

di Maria Garofalo

Ronchi dei Legionari - il solo nome riporta immediatamente al passato glorioso e luttuoso dalla terra che mi apprestavo a lasciare. Non è che un minuscolo aeroporto il luogo dal quale salutavo Trieste ed il Friuli Venezia Giulia tutto con la speranza di ritornare presto. Partivo piena di buone intenzioni, tonificata ed arricchita, mi sentivo bene fino a quando non mi sono imbattuta, con mio sommo orrore, in Muammar Gheddafi. Ancora qui, ancora nel mio paese a comprare a buon prezzo, ancora la sua faccia dalla pagina del quotidiano compiacente a nausearmi, ancora a braccetto dell’altro individuo con il quale fa sporchi affari, il plurindagato Silvio Berlusconi che “caramente” subiamo come Presidente del Consiglio. Mi sembrò proprio un’offesa enorme, insopportabile. Un tumulto di terribili sensazioni mi agitavano irrefrenabilmente, dal mio posto accanto al finestrino, istintivamente guardai fuori come in cerca di una via  di fuga: nuvole bianche, cielo azzurro. Abbassai gli occhi disperata: terra friulana, alberi, mare, i suoi morti per la libertà, un ragazzino che attraversa un ponte presidiato, gente che si abbraccia in un monastero caritatevole. Distolsi lo sguardo e ritornai alla prima pagina del quotidiano compiacente, erano lì che mi fissavano sorridenti. “Trucco e Parrucco” in grande stile! Sì, ridono di noi italiani e libici accomunati dalla stessa sventura. Si prendono gioco dei più elementari diritti umani e civili, sociali,morali e, per chi ci crede, religiosi. Abbiamo accolto, per la seconda volta, un temibile dittatore con tutti gli onori riservati ad un democratico e legittimo Capo di Stato. Stendiamo tappeti rossi ad un brutale assassino che ha usurpato il potere con la violenza e lo detiene da decenni con spietata repressione. Un volgare arrogante malfattore che s’ingrassa affamando il suo stesso popolo. Una  pessima guida religiosa che manipola il Corano contro donne e uomini indifesi, che Allah lo fulmini! Un impietoso usuraio che viene ad esigere gli interessi senza pudore alcuno, ostentando la sua forza economica con una parata clownesca che disonora la sua stessa terra, di cui dimostra ignorarne la Storia. Il popolo italiano si è battuto per la libertà e la democrazia riconoscendo i propri errori e pagando. Ci siamo discolpati anche con la Libia ed  assolto ai nostri debiti, se pur tardivamente. A conti chiusi dovevamo interrompere qualsiasi ulteriore rapporto perché Gheddafi è un dittatore, e dei più feroci! Abbiamo mostrato al mondo intero, sfacciatamente, le nostre cattive frequentazioni, ricoprendo di fango malsano la storia gloriosa di generazioni che seppero riscattarsi dalle colpe del fascismo versando lacrime e sangue. I nostri politici più corrotti stringono patti diabolici e fanno mercimonio della nostra patria, la malavita organizzata annusa con la bava alla bocca il tanfo di corruzione che accompagna il Rais pregustando succulenti piatti cannibali. Il lurido acquirente piazza tende, apre puttanai, trasforma la gloriosa cavalleria regia e gli straordinari cavalieri berberi in un numero circense banale ed offensivo. Questo i media sciorinano al mondo che ci osserva attonito, a dir poco. Questo accade sotto i nostri occhi ciechi mentre i due  si sfregano golosi le mani per gli intrallazzi personali imbastiti. Intanto fiorisce il commercio degli schiavi che transitano per la Libia, una tratta dai profitti enormi tant’è che l’ONU e le organizzazioni per la tutela dei diritti umani sono stati messi alla porta  senza mezzi termini. Tutto il mio appoggio a Sakineh, e tutto il mio biasimo all’Iran ancora ottusamente invischiato in pratiche barbare, ma chi si ricorda dei nomi delle donne che in Libia subiscono ogni sorta di spietate violenze? Che ci fa, dunque, Gheddafi in Italia? Berlusconi raccatta la feccia del mondo (vedi Vladimir Putin, il Rais, a quando il dittatore birmano?) e ci fa affari per l’arricchimento personale e della casta a scapito dell’Italia ormai sul lastrico. Il nostro meraviglioso paese è stato disonorato e violato, ed io mi vergogno dinanzi a Libero, arrossisco al ricordo dei silenziosi e suggestivi cimiteri di guerra, chiudo gli occhi sulla bandiera guadagnata con la vita di tanti.

Mi guardavo intorno mentre scendevo dalla scaletta  dell’aereo, ero a casa, arrivavo da casa. Ora ripongo le valige e mi perseguitano le rivoltanti immagini dei due papponi in uno show televisivo raccapricciante. Di peggio c’è solo il carrozzone inutile della politica  e un popolo che ormai digerisce tutto, merda compresa. Perdonaci Libero, non ne valeva la pena, non siamo il paese per il quale hai combattuto, non siamo le donne della tua speranza. Perdonaci, anzi non perdonarci mai!








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