Raskolnikov 15 – PER UNA DECRESCITA FELICE: MANIFESTO (DI SINISTRA) PER USCIRE DALLA CRISI / 1a puntata

22 08 2011

Appare chiaro ormai che la crisi finanziaria ha origini strutturali. Le comunità fameliche di speculatori di tutto il mondo possono prendere in ostaggio interi Paesi, facendo leva sul loro debito sovrano e gettando nello sconforto e nella disperazione intere popolazioni. E’ sufficiente reagire con la rigorosa manovra sui conti pubblici imbastita dal governo Berlusconi?

Sulla reale consistenza della manovra torneremo a breve, ma in questo nostro abbozzo di manifesto dobbiamo partire da una necessaria premessa.

Ovvero: dopo il crack di Lehman Brothers, i fallimenti a catena e i salvataggi pubblici di assicurazioni e banche americane – innescate dalla follìa dei mutui subprime – la finanza mondiale è stata diversamente regolata?

Assolutamente no. Le iniezioni di liquidità della Banca centrale europea e di quella americana hanno finanziato altri giochi speculativi altrettanto pericolosi. Non dimentichiamo gli intrecci assai inquietanti tra gli azionisti delle agenzie di rating, il cui giudizio in un solo giorno provoca l’evaporazione di decine di miliardi di capitalizzazione, e i fondi di investimento di tutto il mondo.

La prima massiccia riforma dovrebbe dunque investire proprio le speculazioni borsistiche. Le transazioni finanziarie, oltre a dover essere assoggettate ad una doverosa tassazione, devono essere disciplinate in modo che ritorni, la Borsa, ad essere un equo e trasparente doppio strumento, di finanziamento per le imprese quotate e di investimento per piccoli e medi risparmatori. Bisogna evitare che nell’enorme mercato globale creato dalla rivoluzione telematica pochi grandi gruppi con la loro potenza di fuoco possano con sfacciata arroganza influenzare il destino, lavorativo, sociale ed economico, di milioni di persone.

Naturalmente una regolazione degli scambi globali può avvenire solo su base planetaria ed è per tale ragione che vanno rispolverate le richieste, avanzate all’indomani del caso dei mutui subprime, di una nuova Bretton-Woods per la finanza mondiale.

Detto questo, come si reagisce nell’immediato a una crisi finanziaria per lo Stato italiano? Quali idee e proposte può mettere in campo la sinistra?

Abbiamo in mano diverse piattaforme di idee e proposte, ma sarebbe inopportuno discuterne in un unico post. Oggi ci fermiamo qui, ma a breve scadenza parleremo di alcune misure concrete per una fattibile politica di rilancio economico e culturale dell’Italia.

A presto.

 





Raskolnikov 14 – I NODI CHE BLOCCANO IL SUD

4 03 2011

Mentre le ultime indiscrezioni quantificano la vera e propria ruberia ai danni del Sud Italia perpetrata dalla Lega Nord con la complicità del governo Berlusconi - deleteria conseguenza dell’approvazione del federalismo fiscale con relativi decreti applicativi -, l’annosa questione meridionale è stata oramai depositata in soffitta.

Ma cosa significa oggi questione meridionale?

Perché la politica – destra, centro e sinistra – non si occupa più del Sud?

Perché persino i ceti intellettuali italiani si sono arresi, rinunciando ad elaborare proposte e soluzione?

Dove sta oggi l’eredità di pensatori come Giustino Fortunato, Guido Dorso, Francesco Saverio Nitti, Napoleone Colajanni, Gaetano Salvemini, Antonio De Viti De Marco?

Rispondere a queste domande significa innanzitutto riprendere il filo delle riflessioni storiche sull’argomento ed esula dagli spazi e dalle modalità di comunicazione di questo blog.

Espletata la doverosa premessa, resta impellente tuttavia l’individuazione di pochi punti fermi di una futura agenda politica concentrata sullo sviluppo del Sud Italia.

Oggi parliamo di infrastrutture. Il gap infrastrutturale è differenziato per regioni meridionali, tra aree ad alta dotazione infrastrutturale (le città costiere) e altre poverissime (le regioni interne). Ma su quali infrastrutture concentrarsi? E’ su questo punto che i futuri politici meridionali, si spera migliori degli affaristi che li hanno preceduti, dovranno misurarsi, compiendo scelte che connotano la loro visione strategica. Sono quattro, a mio avviso, le direttrici lungo cui finanziare l’implementazione di una rete infrastrutturale di qualità e a ridotto impatto ambientale:

a) l’aggiornamento, il potenziamento e l’interconnessione avanzata della rete ferroviaria, sia TAC (Alta Capacità, per le merci) sia TAV (Alta Velocità) con una progettazione innovativa sul fronte del trasporto pubblico integrato locale;

b) il potenziamento massiccio della ricettività portuale, sia sul versante merci (il lungimirante progetto di Romano Prodi di trasformare la rete portuale del Sud Italia in una porta d’Europa per le merci provenienti dall’Oriente, Vicino e Lontano), sia sul versante prettamente turistico (crocieristica e diporto);

c) la connessione ad alta velocità di tutto il Sud Italia alla rete Internet, fattore di estrema importanza per accrescere la competitività delle imprese meridionali e la qualità dei servizi ai cittadini e agli utenti di servizi, pubblici e privati;

d) la costruzione di dotazioni, sistemi e reti per la produzione consistente di energia rinnovabile (eolico, fotovoltaico, correnti marine, biomasse).

I contenuti sono questi.

Ci sono le professionalità per allestire squadre di lavoro snelle che stabiliscano le necessità finanziarie, le modalità operative per l’erogazione dei fondi, trasparenza e risparmi per la PA. Ci sono competenze e capacità per sburocratizzare le procedure per l’affidamento degli appalti con la conseguente deligificazione della normativa in materia, senza rinunciare alle garanzie in materia di antimafia.

Le premesse ci sono. La gente del Sud aspetta da troppo tempo.

Manca, ahinoi, la consapevolezza politica di poter trasformare tutto ciò in un programma di governo serio e concreto.





Turista della Democrazia 13 – ECCO PERCHE’ DEVE DIMETTERSI SUBITO

20 01 2011

di Pasquale Supino

L’agguato” o, più prosaicamente, “L’orgia della Procura” la definisce Il Giornale. Libero la mette sulla botanica e parla di “Patata bollente”. E Il Tempo? (Esiste un quotidiano chiamato Il Tempo, lo sapete? No? Don’t worry, non vi perdete niente). Beh, Il Tempo scomoda Antonio Albanese e sentenzia: “Cercano ‘u pilu”.
Di cosa stanno parlando, con i loro titoli a nove colonne, i tre maggiori quotidiani di destra in cui non appare, neanche per sbaglio, una parola come “inchiesta”, Silvio Berlusconi o “prostituzione minorile”? Ovviamente parlano dell’ennesima indagine in cui è stato coinvolto il nostro Presidente del Consiglio, accusato di concussione e di prostituzione minorile dalla Procura della Repubblica di Milano. Mentre, come sempre, si sentono i soliti noti parlare di giustizia ad orologeria (un giorno ci spiegheranno quale orologio e quale calendario posseggono questi signori, visto che le elezioni sono lontane due anni e mezzo), persecuzione giudiziaria, violazioni di leggi e libertà fondamentali etc etc, noi, nel nostro piccolo, proviamo a seguire l’insegnamento del prof. John Keating e cerchiamo di considerare il tutto da un’altra prospettiva. E’ colpevole o innocente il nostro Premier? E’ competente il tribunale di Milano o il tribunale dei Ministri? Sinceramente: chissenefrega. Proviamo a fare un altro ragionamento, molto più semplice. Dunque: nel nostro ordinamento vige il principio di non colpevolezza, secondo il quale tutti sono innocenti fino a sentenza passata in giudicato (nella pratica, fino al giudizio della Cassazione). Considerando indagini, udienza preliminare, primo grado, appello e, appunto, Cassazione, per considerare un tizio “colpevole” occorrono una quindicina di anni. Quindi, per sapere se Berlusconi ha commesso i reati che gli vengono addebitati e, quindi, per le sue ipotetiche dimissioni, dovremmo aspettare tanto, troppo tempo. Ma è davvero necessario che un politico si dimetta solo a seguito di una sentenza passata in giudicato o esistono motivi di opportunità che richiedono un ritorno a vita privata anche prima di una sentenza di colpevolezza o, addirittura, anche in assenza di reati? Siamo sicuri che un ruolo di primo piano possa essere ricoperto da un personaggio che, per carità, magari sarà anche penalmente intonso, ma che ha comportamenti contrari alla morale pubblica o uno stile di vita opposto rispetto a quello che millanta di avere nelle sua uscite pubbliche? Se, volendo entrare nel concreto, un politico a caso (tipo Berlusconi) parla e straparla di etica pubblica, morale, di rispetto della religione e delle donne etc etc e poi organizza a casa sua (presunte) orge, spogliarelli, bunga-bunga, alla presenza, secondo la Procura, di donne che Totò definirebbe “di malaffare”, si mette a “toccare i culi alle ragazze” in quello che un’ospite, amica di Nicole Minetti, definisce “un puttanaio” e, dulcis in fundo, sempre secondo i pm milanesi, ha rapporti con ”un rilevante numero di giovani donne presso le sue residenze, dietro pagamento di corrispettivo in denaro”, beh, è proprio necessario aspettare una sentenza o è opportuno sloggiare quanto prima? E’ vero, Enrico Berlinguer è un ricordo lontano, qualcuno non sa neanche chi sia, però ora più che mai le sue parole pesano come il piombo: “La questione morale esiste da tempo, ma ormai essa è diventata la questione politica prima ed essenziale perché dalla sua soluzione dipende la ripresa di fiducia nelle istituzioni, la effettiva governabilità del paese e la tenuta del regime democratico”. Questione morale che, ricordiamo, è totalmente slegata dalla questione penale e che non è rimessa alla valutazione di un giudice, ma solo a quella della propria coscienza. E’ proprio in forza di queste parole, di una questione morale mai pienamente considerata in Italia, troppo spesso dimenticata a causa di squallidi interessi di bottega, tornaconti personali e dell’inclinazione a non disturbare il manovratore, è proprio facendo leva – dicevo – su questa meravigliosa frase che è arrivato il momento di rompere gli indugi e chiedere, per il bene dell’Italia, che il signor Silvio Berlusconi tolga il disturbo e si ritiri, finalmente, a vita privata. E’ ora che ciò venga chiesto non solo dal popolo di centrosinistra o dagli apolitici, ma anche, anzi soprattutto, dagli elettori di centrodestra, che, illusi per anni e anni dal “miracolo berlusconiano” e dal “nuovo che avanza”, non possono più far finta di non notare in che stato è ridotto il nostro Paese, diventato la barzelletta di tutta Europa a causa di chi, troppo impegnato ad organizzare cene, festini e sfilate, ha dimenticato di essere il capo di Governo di un’Italia che non merita tutto ciò.que
In ragione di tutto questo, dimissioni subito, senza se e senza ma. Chiunque gli succederà, non potrà mai essere peggiore di chi ha portato a puttane un intero Paese.





Intervento – APPUNTI DI STORIA VISSUTA

20 01 2011

di Maria Garofalo

Mi si è stretto il cuore in una morsa di gelida angoscia in queste ultime settimane di governo agonizzante e Repubblica sconfitta mille volte. Non trovo altri termini per descrivere il riaffermarsi di un potere neanche più tanto occulto, bensì solo volgarmente prepotente, un’egemonia strafottente ed incontrastata che mi sgomenta come un incubo che ritorna. Io nel 1930 non ero ancora nata, ma i miei nonni, seppur fanciulli, e  i miei bisnonni subivano la Storia. Conosco dunque il racconto degli anti-fascisti ad oltranza, ma anche dei fedelissimi della prima ora che si sono poi ricreduti dinanzi alle artigliate del potere. Conosco pure il racconto dei fascisti convinti, gentaglia che del regime ha largamente  goduto, accumulando danaro ed autoritarismo. Famiglie venute dalla melma che grazie al sistema di corruzione e clientelismo, nonché minacce e persecuzioni, assursero ad una nobiltà fasulla e ad un benessere usurpato con la forza. Altresì famiglie patrizie, decadute e non, che, per migliorare o mantenere lo status quo, indossarono camice nere al posto delle medaglie monarchiche, ed adornarono i loro palazzi di fasci littorici al posto di stemmi nobiliari. Un marciume immenso, un riempirsi la bocca  di ideologie stantie e bugiarde, un incongruente teorizzare idee vacue e dannosissime – ecco cos’era il fascismo.

Per snidarlo e liberarcene ci volle una guerra civile, da cui si uscì per l’eroismo e la resistenza di partigiani indomiti. Di tanto sangue fraterno oggi si cerca di evitarne la scomoda narrazione, eppur tuttavia qualche storico di buona volontà lo racconta, almeno per amor di verità. La dittatura fascista fu instaurata da un’accozzaglia di farabutti, ladri, profittatori, nullafacenti e nullatenenti, prostitute, bigotti, ignoranti, corruttori e corrotti. Un branco di mercenari assetati di ricchezze e potere che sedussero il popolo italiano in un momento economico difficile. La monarchia flaccida e indebitata del re Vittorio Emanuele III aprì le braccia al salvatore Benito Mussolini e così fu  che il Paese s’inabissò in un mare di inenarrabili nefandezze. Guerre, fame, malattie e morti accompagnarono il lento declino di una dittatura mostruosa e quando gli anni ci hanno staccato dai ricordi lividi abbiamo creduto di essere  immuni dalle sue lusinghe. Purtroppo così non è stato.

Non più di una quindicina di anni fa la malavita organizzata individuò la “creatura informe” che avrebbe potuto aprirgli le porte del Parlamento. Fatti un po’ di conti, la mafia intuì il potenziale del personaggio in questione e così sostenne un partito nato dal  nulla, onde sfondare definitivamente le porte del Parlamento, stracciare la Costituzione ed abbattere le regole democratiche in generale. Questa coalizione malata parlò a quella parte del paese (purtroppo cospicua) che per i propri sporchi affari attendeva con ansia la nascita di un partito accondiscendente, raccogliendo consensi e favori.

In quest’ottica facilmente si spiegano gli attacchi feroci  alla Magistratura, alla Costituzione ed alle istituzioni. In Parlamento si è messa in scena una buffonata insopportabile che ci rende ridicoli ed incredibili agli occhi del mondo, mentre gli unici a guadagnarci sono sempre loro: mafiosi e politici. Connubio orribile e disastroso per la nazione che regge la sua flebile economia sulle risorse di un popolo oculato e sul reddito fisso di lavoratori tutelati da civili contratti di lavoro. Una minoranza (grazie alle politiche dissennate degli ultimi anni) di lavoratori a tempo indeterminato e pensionati che ormai non riesce più a mantenere figli e nipoti, una stortura sociale quella di giovani aggrappati ai vecchi,  una orrenda forma di parassitismo forzato che ormai grava terribilmente su  pensioni esigue e  stipendi dissanguati. Quanto può reggere ancora un sistema fortemente minato? E quando saremo agli sgoccioli chi salverà il nostro paese dalla distruzione? Non certo il capo del governo, un tizio protetto da immunità parlamentare contro gli innumerevoli processi nei quali è coinvolto,un  pappone che detiene il più grande bordello d’Italia: il Parlamento. Un essere arrogante e vile che usa i mezzi di comunicazione di cui è padrone contro le rimostranze della popolazione immiserita ed impotente. Inerme perché abbandonata dalle forze d’opposizione, dai sindacati e dal capo dello stato. Un popolo a cui si chiede, se proprio indispensabile, di protestare silenziosamente per non disturbare il “manovratore”. Il capo del governo governa senza maggioranza: chi lo tiene sullo scranno? L’opposizione non si oppone: chi l’ha comprata? Facile risposta:  sempre lui. Se questo non è fascismo! Cosa aspettiamo a denunciarlo al mondo intero? Cosa aspettiamo ad insorgere e ribellarci? Attendiamo le forze di opposizione leali e coraggiose che ci guidino ed infondano coraggio, attendiamo un sindacalista che restituisca l’idea di dignità usurpata in nome di un progresso fasullo. Aspettiamo le parole di un presidente della nostra Repubblica che ci dica che risorgere si può, che è stato già fatto, che lui lo sa come ci si può liberare. Ma lo sa veramente? Qualcuno glielo deve ricordare che basta un suo gesto per cominciare!

http://www.repubblica.it/politica/2011/01/20/news/all_indice_nell_regione_veneto_nelle_scuole_proibiti_saviano_e_i_pro-battisti-11431272




Intervento – IO STO CON SARAMAGO

26 11 2010

di Giuseppe Messina

Lo scorso 18 giugno è scomparso un grande scrittore, intellettuale e pensatore, Nobel per la latteratura nel 1998: Josè Saramago.

Appena il giorno successivo, con grande tatto e sensibilità, l’Osservatore Romano scrive: “Uomo ed intellettuale inchiodato al marxismo, criticò crociate e dimenticò gulag”.

Saramago si è sempre dichiarato ateo ma non solo: si dichiarava insonne al solo pensiero delle crociate o dell’inquisizione. Peccato che abbia dimenticato i gulag, le “purghe”, i genocidi, fanno notare da Santa Romana Chiesa.

Ancora L’Osservatore (sempre il giorno dopo la scomparsa dello scrittore):«Un populista estremistico come lui, che si era fatto carico del perchè del male nel mondo, avrebbe dovuto anzitutto investire del problema tutte le storte strutture umane, da storico-politiche a socio-economiche, invece di saltare al per altro aborrito piano metafisico e incolpare, fin troppo comodamente e a parte ogni altra considerazione, un Dio in cui non aveva mai creduto, per via della Sua onnipotenza, della Sua onniscienza, della Sua onniveggenza».

Devo riconoscere una grande coerenza ecclesiastica: quando si accusava la Chiesa di “proteggere” i preti pedofili, non si mancava mai di far notare che i pedofili non sono tutti nella Chiesa. E quindi va bene le crociate (nostra culpa, forse lo diranno) ma c’erano anche i gualg, i genocidi…

Questo sistema ricorda un po’ quello che si usa comunemente in politica, cioè non assumersi le proprie resposabilità, facendo notare che c’è dell’altro che non è stato fatto etc etc.

Tra l’altro un partito cattolico tipo Dc andreottiana con ancora più potere ce lo vedrei bene. Cosa occorre per fare politica? Soldi e scandali.

Gli scandali: oltre a quelli inerenti la pedofilia, pensiamo allo scandalo IOR (Istituto per le Opere di Religione) più volte coinvolto in scandali, finanziari e non, fra i quali spiccano l’”affare Sindona” e il crac del Bando Ambrosiano.

I soldi: le curie facenti capo al Vaticano possiedono il 22% del patrimonio immobiliare italiano. La banca del vaticano gestisce un patrimonio per l’ammontare di 6 miliardi di euro, le congreghe del Vaticano gestiscono 3.300 alberghi in Italia per un giro d’affari di 4,5 miliardi di euro annui.

Io proporrei il PCI (partito cattolici italiani, altro che comunisti…), poiché oramai il Vaticano interviene su ogni questione, mettiamolo nero su bianco, diciamo agli investitori esteri: qui comanda il Vaticano, ricerca, innovazione, sviluppo non sono ben accolti, e se non credi in ciò che credo io ti perseguirò finchè campi..anzi anche dopo…

Forse, se fosse stato ancora vivo, lo scrittore portoghese avrebbe ripetuto le parole che pronunciò sul brasiliano  O Globo dopo l’ennesimo attacco della Santa Sede: “Il Vaticano non deve pronunciarsi sui meriti letterari di chicchessia. Io non appartengo alla Chiesa, non sono credente, il mio lavoro è il mio lavoro. Ci sono molte cose delle quali il Vaticano dovrebbe preoccuparsi. Cose per le quali potrebbe avere un’azione benefica, e invece non ne ha nessuna“. E specificò di non criticare il credo o la fede, ma “l’amministrazione della fede”.





Intervento – APPUNTI SPARSI. PARTE SECONDA

26 11 2010

Roberto Saviano

di Rosario Pasquariello

La realtà descritta delinea un quadro piuttosto costante in ciò che noi definiamo “universale”. Il punto è che spesso essa non trova un riflesso in quello che si mostra come “particolare”. Nel concreto, intervengono tanti altri fattori, spesso non tutti chiari ed evidenti, che intaccano il processo che noi riteniamo universalmente valido.

Sarei curioso, a tal proposito, di osservare l’esito dello strumento delle primarie al Sud. Quali fattori esterni possono intervenire ad intaccare il sistema concettuale suddetto? Credo che la risposta immediata ed evidente sia quella che racchiude e si riferisce a tutto ciò che è più o meno occulto e illegale: la mafia! La riflessione a questo punto si farebbe interessante, oltre che complessa, perché non ci troviamo dinanzi ad uno o più fattori pronti a intaccare un sistema ( o almeno quello che personalmente reputo un sistema): è molto di più! Abbiamo dinanzi un sistema che si scontra con un
altro sistema e probabilmente lo travolge.

Tutto questo porta a chiederci: quanto la mafia intaccherebbe il sistema primarie? Quanto lo influenzerebbe? Facciamo ad esempio un giochino di fantapolitica: se fosse Roberto Saviano un candidato alle primarie, supponiamo di Sel, per il comune di Caserta o magari
di Napoli, riuscirebbe a vincere le primarie rispettando così quelle che sono le leggi che oggi prevalgono per quel sistema che ho appena descritto ( e dicendo questo intendo tener presente soltanto il fatto che Saviano sarebbe un candidato della Sinistra, di Sinistra, che dica cose di Sinistra, escludendo dal ragionamento i voti stessi che Saviano porterebbe o prenderebbe per sé in quanto Saviano)? Sarebbe davvero curioso un evento simile. Sarebbe dura fare una propaganda contro Saviano; sarebbe dura giustificare l’appartenenza o la vicinanza ad un Sistema ( quello mafioso) pur di batterne un altro (quello delle primarie che vede vincere la vera Sinistra). Eppure oggi al Sud c’è un diffuso fenomeno anti-Saviano: esso da un lato nasce chiaramente da una forma di sottocultura mafiosa, che ritiene che sia più facile accettare lo stato di cose presenti, figlie di una volontà che si tramanda onnipotentemente da anni e che vuole che le cose vadano in un certo modo; dall’altro, invece, è figlio di quel fenomeno bonario, limpido
se vogliamo, di amore e di attaccamento alla propria terra e che vede quindi Saviano come fenomeno di minaccia, sconvolgimento, lo dipinge come un bambino dispettoso che squarcia il telone di un disgustoso
spettacolo che si mostra dietro le quinte per renderlo presente al pubblico.

Allora, chiaramente, tra questo essere e apparire, tra finta realtà e vera finzione, in questo mescolio vertiginoso di valori che passano dalla
vittoria della Sinistra di Giuliano Pisapia a Milano ad una ipotetica sconfitta, morale più che politica, di Saviano a Caserta, mi chiedo quale treno (ammesso che ci sia) parte da Milano e arriva a Caserta, e soprattutto mi
chiedo se non verrà nel frattempo deragliato. Ricordando che uno dei fattori più negativi del bipolarismo al sud è che la mafia non ha colore politico, non è né di destra né di sinistra,ma semplicemente si lega al più forte!





Intervento – APPUNTI SPARSI

24 11 2010
Nichi Vendola in piazza

Nichi Vendola in piazza

Foto di Carlo Emilio Bevilacqua

di Rosario Pasquariello*

Appunti sparsi: tra Milano e Caserta, Pisapia e Saviano

Il voto utile: ma utile a chi? Il veltronismo ci ha abituati a tali slogan, riflessioni, indicazioni di voto. Mi verrebbe da dire: ma anche no! Ma al di là di ogni tipo di disquisizione politico-filosofica abbiamo dei dati di fatto ben precisi che ci indicano la realtà della sinistra italiana: quando si tratta di dover batter Silvio Berlusconi, la Santa Alleanza imbarca i voti dei disperati che si accalcano sul Titanic, nella speranza che questo non affondi, che eviti l’iceberg; auspicano che un puro lavoro di quantità, se non altro, potrà servire a scongiurare il pericolo di vedere ancora una volta Lui, al timone del prossimo traghetto. Questo
sostanzialmente è il voto utile: battiamo Berlusconi, in qualunque modo, affidandoci a chi ha i numeri per farlo!

Le primarie, invece, vanno più a fondo; ci mostrano una radiografia della sinistra italiana. Nonostante il Pd sia oggi ancora il partito più forte, in grado di servirsi, diciamolo pure, di un certo clientelismo, di una certa influenza politica, di una discreta disponibilità economica e dei numeri per poter essere più forte, irrinunciabilmente lascia il passo alle forze di Sinistra, e quando dico di Sinistra uso non a caso la lettera maiuscola. Personalmente ritengo, e molti come me, il Pd il partito più forte del centro: un centro di ascendenza popolare, un centro che fa l’occhiolino a sinistra, un centro che, nel caso dovesse servire, imbarcherebbe pure Futuro e Libertà di Gianfranco Fini. Si può dire tutto di questo Pd, ma non è la Sinistra. In questa confusione, le forze più significative a sinistra sono Federazione della Sinistra, Italia dei Valori, Sinistra Ecologia e Libertà. Ma mentre la prima ha storicamente fallito, e la seconda ha troppe volte fatto a braccetto col Pd, salvo poi smentirlo in piazza senza la capacità di un vero rinnovamento
che vada oltre il semplice strillo, ecco che compare magicamente, come una manna dal cielo, lui, con la minuscola davanti, un filosofo-poeta al potere, governatore di una regione. Avrebbe fatto piacere persino a
Platone, vedere Nichi Vendola governatore della Puglia e candidato morale alla guida del paese. Insomma oggi abbiamo un movimento politico di sinistra, che parla di sinistra, che abbandona ogni fondamentalismo, che va oltre la sterile geografia politica dei partiti, che viaggia chilometri avanti, che parla alla gente, che entusiasma, che guarda avanti, che guarda al Paese, che guarda al cuore di ognuno di noi.. Forse è la volta buona..abbiamo un leader.. Avanti Sinistra! (continua)

*Componente del Coordinamento Provinciale di Caserta di Sinistra Ecologia e Libertà





I Viaggi di Snaporaz 14 – DA PASOLINI AL SOFA’

23 11 2010

di Vincenzo Manna

Non ho mai amato troppo le ricorrenze, gli anniversari, le feste comandate eccetera… Dunque con voluto ritardo vorrei proporre una piccola riflessione legata alla memoria di Pier Paolo Pasolini, di cui lo scorso due novembre si è commemorato il trentacinquesimo anniversario dalla (tragica) scomparsa.

Ovviamente, non essendo un illustre critico et similia, non mi illudo di aggiungere qualcosa di importante alla vasta bibliografia che esiste sull’autore di Ragazzi di vita.

Ma, pochi mesi fa, mi ha colpito una sua vecchia intervista riproposta su Radiotre (un’emittente che fa “resistenza culturale”, e che ogni tanto non mi vergogno di ascoltare perfino in macchina).

Durante la registrazione sentivo di una polemica fra Pasolini e un suo intervistatore. La divergenza verteva sul significato della parola “elite”, che l’intervistatore rinfacciava allo scrittore, essendo questi un dichiarato comunista. Pasolini rispondeva piccato che era solo un equivoco “verbale”. L’elite che intendeva lui, come sappiamo, non era di tipo aristocratico ma diciamo così “circolare”: lui amava la purezza degli analfabeti, che poi sosteneva si ritrovasse solo ad un altissimo livello culturale. La cultura “media”, borghese, la vedeva sempre come corruttrice.

Dunque”, incalzava il giornalista, “anche per un film come Medea il suo interlocutore ideale è un metalmeccanico?”.

Certamente”, rispondeva (in questo caso) il regista.

Uno degli amici storici di Pasolini, Alberto Moravia, in un’altra intervista lo ricordava come un cattolico di tipo marxista, che faceva un’equazione fra Dio e Karl Marx, i poveri del Vangelo e i poveri di oggi… “Ma la sua crisi”, concludeva in modo un po’ velenoso, “è arrivata quando i poveri si sono comprati la Honda” (se ho capito male correggetemi: il buon Moravia masticava le parole, nda).

Invidia? Può darsi. Però io mi diverto a osservare i costumi della gente e molti, anche conoscenti e familiari che votano a sinistra, mi sembrano ossessionati da una sola cosa: abbellire la propria tana, pardon, volevo dire la propria casa.

Pecco di provincialismo? Mi limito al mio microcosmo? Ma allora come si spiegano i dati di questa indagine?

E, morto Pasolini, una delle nuove “icone pop” della sinistra, la Ferillona nazionale, ci invita a comprare sofà, uniformandosi così al dilagante messaggio consumistico che, in barba alla crisi finanziaria, ci viene inviato tutti i giorni, del tipo “compro ergo sum”.

Non voglio fare il moralista, perché anche a me è capitato di comprare (compulsivamente) cose inutili, specie nei periodi di maggior nervosismo, forse perché, quando siamo infelici, vogliamo “gratificarci” da soli.

Ma le gratifiche che regala il consumismo sono quelle dell’Avere, non dell’Essere, e per esperienza so che sono effimere. Hai la Seicento e desideri una Punto, poi la compri e per un po’ ti calmi, ma ti torna la schiuma alla bocca quando puoi permetterti un’Alfa Romeo e superare il tuo rivale, che poi ti controfotte facendosi la BMW, e tu allora lavori sodo (e magari sporco) per comprarti la Ferrari… Poi, alla fine, venite alle mani, anzi ai bastoni, perché nel frattempo siete invecchiati, e vi mette sotto una 127 senza servosterzo (e senza targa). La pace, finalmente.

Le gioie dell’Essere, al contrario, convengono perché ci appagano di più e in maniera più duratura.

E cosa direbbe Pasolini guardando questo delirio consumistico che ci vuole tutti infelici, distratti e, soprattutto, acquirenti? Si è davvero realizzata quella “elite della purezza” che lui auspicava? Lo so, se lo chiedono in molti, è diventato uno dei ritornelli della sinistra, ma nessuno può rispondere con assoluta certezza, e nemmeno io.

Ma, con buona pace della Ferillona, di una cosa sono certo: non sarà un sofà a darci la beatitudine. Non la raggiungeremmo neppure se comprassimo tutto ciò che acquista Berlusconi nella canzone che Benigni ha cantato nel programma di Saviano.





I Viaggi di Snaporaz 13 – (IN)FELICI E DISTRATTI

23 11 2010

di Vincenzo Manna

L’effetto Utterson colpisce ancora!

A cosa mi riferisco? Ecco, lo sapevo: siete distratti. Distratti dalla vostre stesse distrazioni. Insomma siete (siamo) proprio nella merda.

Voglio dire che in questi giorni si sta verificando, nel nostro tele-paese, un altro fenomeno di voyeurismo collettivo e morboso.

Una ragazzina di 14 anni (di cui volutamente non faccio il nome), è stata assassinata dallo zio e dalla cugina (almeno fino a quest’ora, ma fra cinque minuti lo scenario della soap opera potrebbe anche cambiare: forse, come in certe telenovelas, il protagonista resusciterà perché si è capito che faceva più audience degli altri).

Va da sé che le televisioni e i (peggiori) giornalisti italiani si sono buttati a pesce sulla torbida vicenda, ma la società civile (o meglio una parte di essa) non è da meno.

Guardavo l’altro giorno il servizio di un telegiornale che intervistava i cosiddetti “turisti dell’orrore”, che sono andati a vedere il pozzo in cui il cadavere della povera teenager è stato occultato.

Perché siete venuti a vedere?”, domandava il giornalista.

Così, per curiosità”, rispondeva la maggior parte di loro (dopo averci pure pensato). Qualcun’altro, sentendosi come scoperto coi calzoni abbassati, si affrettava a premettere “Siamo stati prima al cimitero: povera ragazza!”.

Ecco, a braccetto col voyeurismo, un’altra piaga dei nostri tempi: l’ipocrisia. A questo popolo di angeli piange il cuore per la povera ragazza uccisa o, piuttosto, sono attratti dal lato macabro, torbido della vicenda?

Bisognerebbe, forse, domandarlo a Bruno Vespa: vi ricordate il plastico della villetta di Cogne? I dibattiti salottieri sull’orrore umano a cui partecipavano, mischiati, illustri psicologi, opinioniste scosciate e nani del circo equestre? (Una delle tre categorie me la sono inventata, ma non è certo semplice capire quale).

Io credo che se questo popolo di voyeur, di teledipendenti, avesse veramente a cuore il suo prossimo, trascorrerebbe il proprio tempo libero in attività socialmente utili (magari rivolte verso il disagio adolescenziale, visto che negli ultimi giorni, all’improvviso, ce l’hanno tanto a cuore). Invece si abboffano di braciole sul divano di casa, guardando La vita in diretta oppure Uomini e DonneBeautiful etc. etc.

I conti non mi tornano.

E ci aggiungo un secondo luogo comune: quando il gatto non c’è, i topi ballano!

Sull’altro canale, infatti, il governo, orfano degli spettatori distratti da sesso, morte e colpi di scena, è riuscito a far approvare la retroattività del Lodo Alfano.

No, non sono il solito qualunquista insensibile a cui stanno più a cuore i giochi di palazzo che la vita di una giovane e innocente ragazza: è proprio l’opposto.

Perché ritengo che i frutti marci siano solo l’effetto: la vera causa sono le radici malate dell’albero. E non si migliorano quelle radici guardando un pozzo con i calzoni abbassati (neanche Tinto Brass era mai arrivato a un tale livello di stupido onanismo guardone).

Visto che abbiamo scoperto di essere tanto buoni e di avere a cuore le nipotine d’Italia, se vogliamo davvero proteggerle, dobbiamo anzitutto “curare” le tare degli zii. E delle zie. Fra queste ultime, per esempio, c’è un’anziana e malandata signora che ormai va per le centocinquanta primavere, e che, sull’altro canale, è vittima dell’ennesimo assalto di una baby-gang di ottuagenari (o quasi) che di crescere non ne vogliono proprio sapere.

Si consiglia il telecomando.





Raskolnikov 13 – DALLA PARTE DI ROBERTO SAVIANO

18 11 2010

di Mario Tirino

Quando ho appreso la notizia, mi è venuta una grande rabbia.

Le raccolte di firme, naturalmente, servono a sostenere una causa, che sia la promozione di un referendum, una petizione, una mozione, una richiesta di attenzione.

Raccogliere firme contro uno scrittore, reo di aver palesamente denunciato gli abusi, le ipocrisie e i reati del governo e della maggioranza di centrodestra, è un palese atto di violenza: pertanto, il Giornale – direttore editoriale  il già sospeso Vittorio Feltri, direttore responsabile Alessandro Sallusti – con l’iniziativa promossa oggi contro Roberto Saviano si è reso responsabile di un attacco squadrista, che ogni soggetto responsabile e amante della democrazia deve censurare durissimamente.

Il quotidiano – è sempre opportuno ricordarlo: proprietà della famiglia Berlusconi – intende il giornalismo come una rozza arma di propaganda e intimidazione, che lo stesso Roberto Saviano ha smascherato nella prima puntata di Vieni via con me dedicata alla cosiddetta macchina del fango.

Sembra un’ovvietà prendere le difese di chi ha messo in gioco la sua stessa esistenza per denunciare connivenze, poteri e aderenze della criminalità organizzata: ma nell’Italia di oggi, in cui Roberto Saviano è un uomo solo nella sua lunga marcia per una Nazione democratica e libera, Prove Tecniche di Società Civile sente il dovere di manifestare la sua totale solidarietà e il suo incondizionato appoggio a uno dei pochi eroi che questa maledetta patria contemporanea ci ha concesso di conoscere.

Dalla parte di Roberto Saviano, ora e sempre.








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